domenica 9 dicembre 2012

Recensione XFILIA

XFILIA - DEMO II
(2010, AUTOPRODOTTO)
DEATH BRUTAL


Da Belluno gli Xfilia presentano questo Demo II con una proposta death metal radicata nell'old school in pieno stile Deicide e Morbid angel dipanandosi in alcune sparate nel settore brutal con riferimenti molto più chiari a band come i Suffocation.
The herald, Mutilate ed inquisition fanno vedere bene la quadratura dei pezzi, la sessione ritmica è precisa e ben incastrata nella ritmica e le prove strumentali non hanno alcuna sbavatura.
War for dominance ed Into the depths risaltano le caratteristiche di questo Demo, da un lato una prova sia di riffing che solista da parte delle chitarre pefettamente armonizzata e che fà intravedere anche se in fase embrionale, ottimi spunti tecnico personali che in futuro potrebbero meglio delineare e contraddistinguere il sound, dall'altro una prova dietro le pelli davvero esaltante incalzata da un timbro vocale sempre presente e prezioso per tuaa la riuscita dei pezzi.
Sicuramente un demo serve più a tastare le qualità della band che ad altro,e dunque, anche se questo sound è ben suonato e ben strutturato risulta ancora acerbo sia a livello qualitativo che personale, ma le qualità intraviste fanno ben sperare per i futuri progetti sonori della band.

Voto: 5/10

Tracklist:
1 The Herald
2 Mutilate
3 Inquisition
4 War For Dominance
5 Into The Depths


Furia
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Recensione THE NOSEBLEED CONNECTION

THE NOSEBLEED CONNECTION - NOSEBLEEDERS
(2011, AUTOPRODOTTO)
THRASHCORE


Terzo album per i laziali The nosebleed connection che si apre subito con 3.32 nel nome del crust core più spietato e senza fronzoli giusto per capire cosa ci aspetta proseguendo nell'ascolto.
Your game is over e Surface/yourself continuano a martellare con un sound che molto deve a band come Sick of it all e Biohazard, senza aperture melodiche o di sorta, estremo e diretto in faccia come genere comanda.
Jonestown, Shiva lies e Superpower continuano a serrare i tempi di un sound che definisco thrashcore solo perchè la base fa risalire al trhash ma che più a a che fare con band come i raw power.
Scum of the system/ the state of piranhas, one love e trough the venom seppur con aperture di sorta, talvolta evitabili come nella scandalosa One love, continuano a tenere il sound su buoni livelli ben eseguiti, anche se il genere in linea di massima non richiede esplicitamente virtuosismi la proposta rimane sempre buona e perfettamente eseguita da una band che oserei definire ormai ben navigata.
The grip of steel chiude un disco che si lascia ben ascoltare, che senza impressionare particolarmente va dritto al punto senza fronzoli nè sbavature, sia compositive che esecutive, peccato che risulti un tantino anonimo nel complesso, una maggior dose di personalità potrebbe fare la differenza in futuro.
Tuttavia anche se l'appellativo core mi fà sempre paura per i suoi modernismi osceni, questo Nosebleeders si tiene bene in piedi, non entusiasma ma non fà nemmeno rabbrividire.

Voto: 5/10

TRACKLIST:
1 3.32
2 YOUR GAME IS OVER
3 SURFACE/YOURSELF
4 JONESTOWN
5 SHIVA LIES
6 SUPERPOWER
7 SCUM OF THE SYSTEM/THE STATE OF PIRANHAS
8 ONE LOVE
9 THROUGH THE VENOM
10 THE GRIP OF STEEL


Furia
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Recensione ROCKRAGE

ROCKRAGE - VALKIRJA
(2012, AUTOPRODOTTO)
HARD ROCK

Da teramo i Rockrage con questa loro autoproduzione riportano sonorità hard rock che ormai è quasi impossibile ascoltare, sia nell'underground che fuori.
Apre questo album, The beginning facendo subito capire le linee guida del sound, ispirato fortemente ai mostri sacri del genere, dai Led zeppelin ai Whitesnake con venature melodico molto Guns'n'roses.
Best love, I hate the world e To love and hate fanno vedere una buona quadratura sia negli arrangiamenti che nella sessione ritmica, un sound eseguito didatticamente senza esaltazioni nè sbavature.
Too bad e Hole in my soul continuano senza scalpore sulle linee tracciate dalle precedenti tracce, facendo notare una buona esecuzione tecnica che col passare dei pezzi diventa precisa rispetto adalcuni passaggi oscuri precedentemente ascoltati.
Valkirja, uprising portano direttamente a Walk on by myself che considero il pezzo più bello di quest'album sulle ali di un sound apprezzabile, che mischia riff ottantiani a momenti più melodici ben eseguiti e ben riprodotti.
Chiude questo Valkirja Wide hips 69, nel modo onesto e trascinante come aveva iniziato.
Sicuramente i Rockrage presentano un lavoro onesto, ben suonato e ben interpretato senza sbavature nè esaltazioni stilistico compositive.
Se da un lato mi verrebbe da dire che per fortuna il rock non è morto dall'altro considero questo album piatto e troppo legato alle band ispiratrici e troppo poco ad un'interpretazione più personale di questo sound.
Più in avanti nel tempo, acquisendo una propria identità nel sound, probabilmente promuoverò a pieno la band, per ora mi sento di promuovere solo l'esecuzione tecnica e le qualità della band.

Voto: 5/10

TRACKLIST:
1 The Beginning
2 Best Love
3 I Hate The World
4 To Love And Hate
5 Too Bad
6 Hole In My Soul
7 Valkirja
8 Uprising
9 Walk On By Myself
10 Wide Hips 69


Furia
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Recensione THE KING'S BAND

THE KING'S BAND - THE ANTICHRIST
(2012, Autoprodotto)
HARD'N'HEAVY


I the king's band sono il progetto di Karlage king, progetto musicalmente promosso dalla Necrotorture agency che riporta agli albori sonorità tipicamente di gruppi come Skid row, Motley crue, L.A. guns in chiave personalmente ed irriverentemente rivisitata.
Radio hell getta le basi di un sound semplice e d'impatto destinato a rimanere bene in testa, non ci sono virtuosismi particolari, sia in esecuzione strumentale che in tecnica canora, per non parlare poi del livello di pronuncia ma fatto sta' che questo pezzo nella sua semplicità è di sicuro impatto.
Gypsy night e Sex after night procedono con preoccupanti interpretazioni canore, ma musicalmente rimangono ben strutturati nella loro onestà, seppur in gioco di incastro dei riff a lungo andare diventi noioso e prevedibile a livello qualitativo totale i pezzi quadrano bene.
Trip in the after life e You are my bitch cercano di districarsi in tempi davvero lunghi per i pezzi, che contraddinstinguono un po' tutti i pezzi. Ciò penalizza il risultato finale anche alla luce di una mancanza di idee e d'innovatività, ma come detto precedentemente, queste lacune unite ad un'interpretazione vocale davvero anomala comunque non toccano l'impatto del pezzo che nel complesso rimane decente nonostante tutto
In death or glory oltre a chiudere il pezzo, la prova vocale tocca i minimi storici di questolavoo, davvero imbarazzante a tratti.
Considerando la prova vocale, la tecnica esecutiva, la composizione metrico musicale dei pezzi forse sarebbe stato meglio ordinare le idee e far uscire questo lavoro tra qualche anno, magari curando anche la produzione visto la pessima resa di questa.
Salvo la visione irriverente e simpatica sia della band che del genere proposto, ma come proposta musicale decisamente da evitare.

Voto: 4/10

Tracklist:
1 Radio Hell
2 Gypsy Night
3 Sex After Night
4 Trip In The After Life
5 You Are My Bitch
6 Death Or Glory

Furia

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Recensione TRAILS OF SORROW

Trails Of Sorrow - Languish In Oblivion
(2012, Domestic Genocide Records)
Funeral Doom Metal


Ogni volta che mi trovo tra le mani un disco di funeral doom metal, un brivido mi percorre puntualmente la schiena. Non si tratta del mio genere preferito, ma di un qualcosa che so già a priori mi saprà donare diverse emozioni e saprà catturarmi nelle sue lugubri ambientazioni.
Non so come mai, ma finora non ho mai ascoltato un album funeral doom che non mi sia piaciuto: dev'essere perché essendo un genere ESTREMAMENTE di nicchia, si hanno sempre le idee ben chiare quando si decide di intraprendere questo pericolosissimo sentiero. "Languish in Oblivion", l'album di debutto degli italici Trails of Sorrow, non fa eccezione. Dieci tracce di oscura pesantezza musicale, intervallata qui e là da brevissime accelerazioni gotiche, che vagamente rimembrano anche il suicidal black. Non saprei scegliere una traccia in particolare, in quanto ognuna di esse è un tassello di un puzzle, perfettamente incastrato agli altri. La lievissima influenza "gothic" la si ritrova anche nella quantità delle tracce (dieci, appunto) e nella loro durata non eccessiva, in netto contrasto con gli standard del funeral doom che invece prevede pochissime tracce ma dall'immane prolissità.
Cinquantacinque minuti di tristezza razionale, cadenzata e imperante, come una marcia di battaglia ma di un esercito che va incontro ad un destino già segnato. Un plauso a tutti i musicisti, che fanno il loro dovere in maniera impeccabile; forse avrei gradito una maggiore presenza della tastiera, ma non c'è nulla di cui lamentarsi. Il growling utilizzato è di splendida fattura: cupo, ruvido e cavernoso, e mi ha riportato alla mente i magnifici Mournful Congregation; tuttavia devo fare un piccolo appunto alla pronuncia inglese, non sempre precisa.
Sostanzialmente non si può parlare di un capolavoro assoluto del funeral doom metal, tuttavia si tratta pur sempre di un buon album, e considerato che è anche quello di debutto, tutto lascia supporre per un futuro pieno di sorprese da parte dei Trails of Sorrow.

Voto: 7,5

Tracklist:
01 - Dreams are dying
02 - Lying as to live is to suffer
03 - A grave of loneliness
04 - Trees crying leaves
05 - See my blood flowing
06 - In luce
07 - Suffering comes
08 - Wonderful memories
09 - A blinking shadow
10 - Ora è la fine

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Grewon
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Recensione KALIDIA

Kalidia - Dance Of The Four Winds
(2012, Autoprodotto)
Symphonic Power Metal

L'eredita dei Rhapsody è dura a perdersi: avendo dato vita quasi un ventennio fa a un genere nuovo, l'hollywood metal (cioè un power metal sinfonico con sonorità che richiamano alla mente le epiche colonne sonore hollywoodiane), sono stati l'orgoglio nazionale per moltissime persone, me compreso. I puristi del metal estremo li hanno ovviamente odiati (ed hanno avuto i loro buoni motivi), ciò non toglie che siano riusciti a creare un autentico trend, e determinato il proliferare di numerose band di power sinfonico.
Fatte le ovvie differenze, anche i Kalidia sono gli eredi di questa tendenza, ormai in declino e riservata a pochi eroi che strenuamente la difendono (e a mio avviso fanno anche bene). Come si evince dal loro ep, questa formazione propone un power sinfonico con voce femminile come solista. La voce è molto pulita e pertanto è facile accostare i Kalidia agli ultimi Nightwish o agli italiani Ancient Bards.
Con quattro brevi tracce non è possibile dare un giudizio molto preciso sul valore di una band, mi limiterò quindi alle mie prime impressioni, positive con qualche riserva. Fresco, semplice e diretto: questo è il sound dei Kalidia, lontano dalle prolissità e dai toni austeri e troppo filo-teutonici di molte formazioni del genere. Brani decisi e concisi, che colpiscono dritto al cuore e fanno capire subito le loro intenzioni. Questo è delizia ma anche croce, in quanto toglie spazio all'innovazione e al coinvolgimento sulla distanza. La band sembra sommariamente timorosa di osare, e preferisce adagiarsi su percorsi già battuti, anche se bisogna riconoscere che lo fa con notevole bravura.
Lo scorrere delle quattro tracce avviene con leggerezza, in maniera fluida e senza cali di tono: ci sono quindi le basi per un full-lenght di tutto rispetto. Per il momento, nella mia umiltà mi permetto di dare ai Kalidia la sufficienza piena per un prodotto simpatico e gradevole, che spero serva da preludio un lavoro più completo e appagante per chi ama il symphonic power.

Voto: 6/10

Tracklist:
01) The lost mariner
02) Winged lords
03) Reign of Kalidia
04) Shadow will be gone

Grewon

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Recensione KRIEG

KRIEG - DEAD SOUND WALKING
(2011, Autoprodotto)
Thrash


Definire i Krieg e questo Dead sound walking non è semplice, in primo luogo perchè etichettare questa come una thrash band è abbastanza riduttivo, e poi, il lavoro dei milanesi ha colpito gente come Glenn Fricker e James Murphy, questo mi fà pensare che o ci sono grandissime potenzialità oppure che sia un bluff epocale.
Sexess apre quest'album rappresentando, a mio avviso un'eccezione....uno dei pochi pezzi che punta sulla velocità in un album che punta più sulla sperimentazione e precisione, pezzo che rimane comunque bello con i riffing tendenti più ad un death che ad un sound thrash propriamente detto, sempre per ricordare che le influenze in quest'album sono molteplici.
Skin seller alterna momenti radiolina a parti melodiche oltre il limite della decenza per poi portarsi a ritmi più serrati seppur con una prova in sessione ritmica alquanto ambigua.
Unaithfull e Second line portano le liriche sui livelli più alti, cambi di tempo, blast beat, riffing perfetamente incastrati....troppo roba per un album semplicemente thrash, se dovessi definire questo sound accostandolo ad una band non potrei fare a meno di tirare in ballo i miei amati Nevermore....davvero ottimi i pezzi, senza sbavature nè virtuosismi ma perfetti nel loro dipanarsi.
After the sin e Divination rappresentano le punte compositive di questo lavoro, in questi due pezzi si può pienamente vedere sia la caratura tecnica che quella esecutiva e soprattutto i diversi stili che compongono tutto il sound di quest'album.
Ecco, la mia speranza che l'album finisse qui svanisce precipitando in un baratro che non mi sarei aspettato....vabbè che finora non si gridava al miracolo ma per lo meno si teneva in piedi come album.
Con black book che ancora si tiene questo Dead sound walking tende verso picchi verso il basso come immortality e god that could imbarazzanti nel loro anonimato e chiudere poi con la prova quasi caritatevole di dark art e cult, onestamente senza arte nè parte, confuse sia nella metrica che nella composizione musicale.
Quest'album dividerà senza dubbio le diverse anime del thrash, meglio l'old school oppure la sperimentazione feroce? Ai posteri l'ardua sentenza, per quanto riguarda l'esecuzione tecnico-compositiva di questo Dead sound walking, il valore della band (anche per il batterista talvolta perso nei meandri) è ineccepibile, l'originalità e la maturità nella struttura dei pezzi rappresenta di sicuro il valore aggiunto di un album che senza queste sarebbe stato piatto oltre ogni umana condizione.
Ora le note dolenti, tanta sperimentazione, tanta angoscia nel far coesistere velocità e violenza con atmosfere gotiche e melodie a che pro? se quest'album fosse rimasto semplicemente thrash, visto le qualità tecniche dei componenti della band sarebbe stato di certo migliore, per ora, il mio modestissimo parere lo definisce un'accozzaglia di roba messa a posta per colpire l'attenzione di un ascoltatore inesperto, ma alla fine di contenuto c'è veramente poco.
Senza ombra di dubbio i thrashers non faranno carte false per avere quest'album.

Voto 4/10

Tracklist:
1 SEXESS
2 SKIN SELLER
3 UNFAITHFULL
4 SECOND LINE
5 AFTER THE SIN
6 DIVINATION
7 BLACK BOOK
8 IMMORTALITY
9 GOD THAT COULD
10 DARK ART
11 CULT


Furia
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giovedì 22 novembre 2012

Recensione TEZZA F.

Tezza F. - The Message: A Story of Agony, Hope and Faith
(2012, Autoprodotto)
Power/Avantgarde Metal


Un artista sconosciuto, e una copertina tutt'altro che interessante. Anzi, oserei dire piuttosto scialba. Tutto farebbe supporre che si tratti di uno di quei dischi autoprodotti che fanno sbadigliare dall'inizio alla fine. Beh, niente di più sbagliato: non appena l'album parte nel lettore, ci si deve necessariamente ricredere. "The Message: A Story of Agony, Hope and Faith" è una vera e propria "favola" sonora, un concept album composto da dodici tracce in tutto, un autentico concentrato di interessantissime emozioni, con ben poche pecche.
Non mi dilungherò molto in questa recensione, in quanto per analizzare ogni singolo tratto di quest'eterogeneo composto sonoro si dovrebbero spendere infinite frasi e parole, e la prolissità che ne deriverebbe inquinerebbe la considerazione di questo meritevole lavoro. Mi limiterò pertanto a citare alcune associazioni che mi sono venute in mente, cosa assai difficile data l'originalità compositiva di "The Message". per prima cosa, le radici più profonde sono quelle del power metal che strizza l'occhio alla sinfonia: non so perché ma mi son venuti in mente gli Avantasia (side-project del frontman degli Edguy Tobias Sammett) ma anche gli Ayreon. Come già accennato poco fa, infatti, le canzoni sono quasi totalmente differenti l'una dall'altra, e ognuna di loro è da considerare come un tassello della storia, con uno stile ed un approccio sempre nuovi e diversi da quelli delle altre.
Lati negativi del disco? Una certa sommaria insicurezza di fondo, sicuramente dovuta forse alla poca fama di questo progetto musicale: si può dire ciò che si vuole, ma alla fine è sempre l'acclamazione popolare il motore che spinge una band a fare di meglio e ad acquisire il carisma necessario per imporsi su un mercato sempre più saturo di uscite, ma paradossalmente sempre più povero di qualità, ahimé.
"The Message: A History Of Agony, Hope and Faith" è fortunatamente un lavoro più che discreto, e si rivela essere una piacevole sorpresa per qualunque tipo di ascoltatore, dato che propone un massiccio contenuto sonoro dalle innumerevoli sfaccettature.

Voto: 7,5

Tracklist:
01) Quies aeterna (intro)
02) Wings of a tragedy
03) Fading lightless
04) Caelorum signa (interlude)
05) Whisper symphony
06) My face in the mirror
07) At the dawn of a new day
08) This shining flame
09) Outside
10) In nomine Patris (interlude)
11) The message
12) Beyond the gates of Heaven (outro)

Grewon

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Recensione CROMO

Cromo - Unchained
(2012, Autoprodotto)
Hard Rock/Heavy-Power Metal


Curiosa proposta quella dei Cromo, una band di cui sinceramente non avevo mai sentito parlare ma che mi ha piacevolmente colpito, sia per la complessiva originalità del proprio sound che per l'esecuzione tecnica.
Il genere musicale è quanto mai difficile da catalogare precisamente: abbiamo infatti elementi di hard-rock tardosettantiano/ottantiano con influenze glam: Kiss, Motley Crue, Poison sono due nomi altisonanti che si possono citare per fornire un metro di valutazione. Tuttavia ci sono anche alcune influenze "tastierose" con lievi accenti prog, che mi hanno fatto ripensare dapprima agli Europe, e poi ai primissimi Dream Theater, quelli di "When Dream and Day Unite".
L'EP in esame è composto da sei tracce, per la durata complessiva di circa 25 minuti. Come già detto prima, l'impressione avuta è quella di una band che sa il fatto suo e semplicemente propone diverse soluzioni musicali per il semplice gusto di farlo, per divertimento e non perché non si hanno le idee chiare su quale direzione prendere. E' altresì probabile che nell'immediato futuro, considerate le impressioni della stampa e dei fans su quest'ep, si possa preferire l'una o l'altra strada, ma ciò non toglie che questo Unchained, sebbene non sia un capolavoro, sia comunque divertente e piacevole da ascoltare: venticinque minuti di buona musica, soprattutto per gli amanti del genere. I puristi dell'heavy metal classico, o dell'hard rock, possono magari storcere il naso davanti a quest'ecumenismo musicale che evita di schierarsi apertamente dall'una o dall'altra parte. Eppure basta aprire un po' la mente per riuscire a gustarsi un EP discreto e ben ideato.
Speriamo che in futuro i Cromo possano migliorarsi e siglare un prodotto con più carattere e in grado di imporsi sulla scena musicale satura di band, ma sempre affamata di talenti meritevoli.

Voto: 6,5

Tracklist:
01) Hitchhiking
02) Heavy metal lover
03) Storm warning
04) Tide of flood
05) Shine my star
06) Wasted time


Grewon
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Recensione Chemical Genocide

CHEMICAL GENOCIDE - IN HIPOCRISY THEY TRUST
(2012, Autoprodotto)
Thrash


Quanta fatica per questi ragazzi arrivare a questo demo, si perchè questa giovane band tarantina dopo un primo rodaggio, necessario per farsi le ossa in sede live, è stata poi decimata da quel fenomeno che tende a distruggere molte promettenti band del sud: la cosiddetta diaspora universitaria.
Dispersi così in varie zone d'Italia e lontani parecchi km tra di loro, peri componenti diventa difficile continuare il progetto e tutto sembra ormai perso, fino all'arrivo dell'Estate, in cui ritrovandosi tutti insieme si riprende con decisione, per dare alla luce almeno una piccola testimonianza dell'esistenza del gruppo, ed è così che prende forma "In Hipocrisy they trust".
Questo piccolo demo di 3 tracce (più un intro) sicuramente poco per formulare un giudizio, ma per i motivi sopra citati si capisce che non si poteva fare di più... 12 minuti soltanto che però riescono nell'intento di far capire a pieno lo stile Chemical Genocide.
Thrash senza fronzoli, nudo e crudo, di quello anni '80 (lo stesso ambito dei più noti concittadini Assaulter di cui potrebbero essere idealmente dei "figliocci")nella sua essenza più classica, riff taglienti, doppio pedale a raffica e voce sporca e cattiva. I primi nomi che mi son venuti in mente ascoltando questi 3 pezzi sono i Morbid Saint e i Demolition Hammer, peccato finisca già tutto subito, lasciando un pò di amaro in bocca.
Un piccolo assaggino insomma, che comunque ci fa intuire buone capacità, nella speranza che ci sia un seguito, sarebbe un peccato se "In Hipocrisy They Trust" diventasse il testamento di questa band, c'è sempre bisogno di thrash e i Chemical Genocide potrebbero risultare interessanti
Voto: 6,5/10

Tracklist:
1 Intro
2 Under Systematic Annihilation
3 In Hipocrisy They Trust
4 Chemical Genocide


Torrrmentor
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Recensione Grim

GRIM - MASTURBATING ZOMBIE
(2011, AUTOPRODOTTO/NECROTORTURE AGENCY)
HARD ROCK/ HEAVY METAL


Se non conoscessi i Grim per il loro precedente lavoro Noises from the graveyard, visto l'artwork avrei subito pensato ad uno di quei gruppi brutal gore da me tanto amati, ed invece gli abruzzesi sono autori di un horror rock dalle tinte heavy metal, genere caro a Alice cooper e W.a.s.p. per genere e Rob zombie per tematiche.
Partendo con l'ascolto dell'intro di Nightmare castle e My black widow non posso fare a meno di notare i progressi rispetto al precedente lavoro, finalmente il sound è armonico e ben eseguito oltre che musicalmente molto valido.
Society e Venomous tirano il sound su tempi più heavy, senza mai stupire per esecuzione tecnica ma quadrando tutta la sessione ritmica del pezzo in un incastro praticamente perfetto.
Prematurial buries e Cutting oltre a far intravedere una prova dietro le pelli leggermente oltre il canonico timbrare il cartellino ci portano a Breathless e Painful con molta allegria, alla fine l'alchimia dei pezzi fin ora ascoltati è semplice quanto letale. Metrica semplice senza fronzoli e fraseggi virtuosi, esecuzione onesta e senza sbavature con il risultato che i riffing ed i ritornelli si ficcano nel cervello senza mai andarsene incalzati da una prova vocale che valorizza tutti i brani.
Inferno, It's so better to be buried tengono le redini del genere ben rappresentato e ben eseguito portando l'album in chiusura con The dead are after me e regalandoci l'irriverente ed esilarante Beverly hills a chiudere degnamente un buon lavoro nello stesso modo in cui l'aveva cominciato.
Concludendo, sicuramente non ci saranno baroccheggiamenti e virtuosismi tecnici esaltanti in questo masturbating zombie, ma l'attitudine nell'esecuzione e la simpatia della proposta scenico musicale lo fanno rivelare un disco che si ascolta molto piacevolmente e non dispiace affatto.

Voto: 6/10

Tracklist:
1 NIGHTMARE CASTLE
2 MY BLACK WIDOW
3 SOCIETY
4 VENOMOUS
5 PREMATURIAL BURIES
6 CUTTING
7 BREATHLESS
8 PAINFUL
9 INFERNO
10 IT'S SO BETTER TO BE BURIED
11 THE DEAD ARE AFTER ME
12 BEVERLY HILLS

Furia

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Recensione Desecrate

DESECRATE - XIII THE DEATH
(2012, Autoprodotto)
MELODIC DEATH METAL


Dopo 12 anni da Moonshine tales tornano I Desecrate da Genova con questo XIII the death, presentando un death metal tecnico che tende verso il lato melodico del genere ispirandosi a gruppi come dark tranquillity ed In flames ma non tralasciando una più personale proposta nella rielaborazione del genere.
Croatoan parte in maniera pregevole, ma non è questo un album di estremismi sonori, infatti la nuova line up mette le basi per un sound melodico ed accattivante anche grazie alla presenza del pianoforte ad impreziosire la costruzione musicale sia di questo pezzo che della strumentale ed accattivante Roanoke subito dopo.
XIII, tsunami ed anonymous si discostano per un attimo dalle cupe atmosfere per spingere un po’ sull’acceleratore, facendo notare una buona tecnica e coesione strumentale da parte di tutti i musicisti della band, il tutto unito ad una buona prova vocale perfettamente incastrata nel sound, peccato che manchi quel quid di violenza e ferocia ma come dicevo, non è questo un album di death metal propriamente detto……..
Altro intermezzo musicale con Mishka’n davvero piacevole, che ancora una volta contraddistingue questo lavoro nella ricerca melodica che risulta davvero di gusto sia musicale che sperimentale, pianoforte, flauti… non si odono tutti i giorni in album metal, ma a volte rappresentano quella nota piacevole, se eseguiti bene come in questo caso.
Hashashiyyin e Karma tornano a picchiare, seppur facendo intravedere qualcosa di pericolosissimo…il maledetto cantato in pulito, che per fortuna fa solo una comparsa fugace, musicalmente invece aumentano il ritmo collegandosi con Demon e My devil’s gonna cry facendo notare la ricercatezza metrico compositiva unita alla bravura nell’esecuzione che per ora ha contraddistinto tutta la sessione ritmica.
My silent crying è il pezzo che da solo riassume tutto il concetto musicale di quest’album con il pianoforte a rincorrersi con il growl creando un qualcosa di originale e musicalmente valido, infatti tutto l’album si contraddistingue per l’alternarsi di melodia e distorsioni incastrate perfettamente nelle liriche e valorizzate da una sessione ritmica sempre incalzata dalla batteria, il tutto atto a creare un sound piacevole ed in diversi passaggi anche molto personale,da qui The gallows of sakem e The illusion gate si muovono sulle stesse tematiche tecnico musicali per chiudere quest’album che sicuramente puo’ vantare un’ottima costruzione metrica e sonora, suonato tecnicamente bene e che non disdegna di osare sul piano interpretativo.
Chiude questo XIII the death la strumentale the illusion riportando l’album sui cupi toni introspettivi che lo avavno aperto.
Come dicevo, album che non ha una sbavatura, i pezzi sono costruiti bene ed articolati anche meglio a livello metrico,musicalmente è suonato benissimo senza virtuosismi esaltanti ma nemmeno stecche allucinanti.
Dal punto di vista musicale, ci si potrebbe far raggirare dalla dicitura death metal, totalmente pro forma perché la proposta musicale qui tutto è tranne che death, anzi,per la costruzione dei pezzi accosterei la band più a sonorità alla Dark lunacy per intenderci per arrivare nelle espressioni più “violente” ad un death melodico e senza velleità dell’aria nordica, dunque consiglio questo lavoro ai cultori di melodia e sperimentazione piuttosto che a quelli di death metal.

Tracklist:
1. Croatoan
2. Roanoke
3. XIII
4. Tzunami
5. Anonymous
6. Mishkah'n
7. Hashashiyyin
8. Karma
9. Demon
10. My Devil's Gonna Cry
11. My Silent Crying
12. The Gallows Of Salem
13. The Illusion Gate
14. The Illusion


Voto: 6


Furia
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Recensione CONCRETE

Concrete – Madness
(2012, Autoprodotto)
Thrash/Metal



Questo primo lavoro è datato 2012, ed è stato registrato nei Bunker Studios, con l'aiuto di Fabio “Trai” Intraina in fase di mix e mastering. Ma, prima di dare alla luce i loro pezzi inediti, che compongono la tracklist del loro EP “Madness”, i Concrete si sono fatti le ossa in diversi live, suonando i classici delle loro bands di riferimento, quali Anthrax, Sepultura, Sodom, Testament.
Formatisi nel 2009 grazie all'idea di Daniele Orlandi (al basso) e Luca Nazzari (dietro le pelli), e reclutati Massimo Ercoli (alla chitarra solista) e Manuele Ruggiero, che, oltre alla chitarra ritmica, si occupa anche della parte vocale, i Concrete, nella zona sud di Milano, cercano una propria strada nel mondo del metal, producendo un buon Thrash Metal di vecchia scuola, diretto e potente.
Ascoltando le sei tracce del Ep “Madness” (sebbene “interlude”, sia un breve intro strumentale), saltano all'orecchio alcuni aspetti: il loro songwriting è una sapiente miscela di thrash/speed e le tracce risentono sicuramente delle sonorità e dei riff di matrice old school; altro aspetto positivo è la produzione, che riesce a far godere abbastanza bene dei vari suoni, senza fastidiosi fruscii. Di contro, si potrebbe obiettare che, ispirandosi fortemente alla scuola anni '80, il loro thrash non porta novità nel panorama metal; e ciò farà storcere il naso a chi è alla costante ricerca di sonorità nuove e alternative; certo non a me che, già adolescente nei primi anni di vita del thrash, resto ancorato a quei riff e a quegli stilemi di metal.


Voto: 7/10


Tracklist:
1. sycon
2. fuckcilation
3. devastation
4. interlude
5. lobotomized
6. madness

EvilViking

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domenica 29 luglio 2012

Recensione WORMHOLE

Wormhole - The String Theory
(2011, Autoprodotto)
Gothic Rock

Dopo due EP, i Wormhole mettono finalmente in commercio il loro full-lenght, intitolato "The String Theory", composto da nove tracce per tre quarti d'ora di durata complessiva. Autoprodotto, si, ma la cosa si sente poco e nulla: ci attestiamo infatti su livelli di produzione più che dignitosi, senza i fastidiosi sbalzi di volume, cacofonie e rumori vari tipici di molti lavori autoprodotti.
Come songwriting, tuttavia, i risultati non sono esattamente allo stesso livello, ma procediamo con ordine. Il genere musicale dei Wormhole ricalca un po' la scena gothic rock o comunque il metal molto leggero: Evanescence e Delain sono le due formazioni che mi son venute subito in mente. Esatto, le liriche sono cantate da una voce femminile molto pulita e (per fortuna!!) non troppo acuta né squillante, che sa adagiarsi sui toni alti come su quelli più bassi, risultando calda e suadente, benché il suo pieno potenziale, visibilmente riconoscibile, sembra non sia stato messo a frutto nella sua completezza. La voce è la delizia ma al tempo stesso anche la croce dell'album: le nove tracce che lo compongono, sebbene siano sommariamente valide e piacevolmente ascoltabili, sembra un po' come se musicalmente siano un "supporto" alla voce (la voce è anche registrata con un volume a mio avviso leggermente troppo alto rispetto agli strumenti), su cui viene posta tutta l'attenzione. Un mero contorno quindi, che non rende purtroppo fede allo sforzo dei musicisti.
Ripeto: le canzoni sono belle e si ascoltano con facilità: ma a causa del songwriting non particolarmente ispirato e originale, risultano difficili da ricordare e focalizzare, complice anche una voce fantastica ma forse un po' ripetitiva, perlomeno in sede studio.
Nulla da eccepire infine sui testi, profondi e significativi, facenti parte di un concept suddiviso in due sezioni distinte e complementari: ottimo lavoro ragazzi.
"The String Theory" resta quindi un buon album, che mostra le innegabili potenzialità di una band che nell'immediato futuro potrà confermare il suo valore e dimostrare che non ha nulla da invidiare ai nomi altisonanti del genere di riferimento.


Voto: 6,5/10

Tracklist:
01) Your mortal remains
02) Autumn leaves
03) Black crows in me
04) My darkest side
05) Storyteller
06) Poupeé de porcelaine
07) Simon
08) Time tilt
09) Burning my soul


Grewon
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LIVE REPORT - ROCK PRIDE FEST III

ROCK PRIDE FEST III

Sabato 09 Giugno 2012
@Largo San Francesco, Spongano (LE)

Tempo d'estate, tempo di Rock Pride! Con il primo caldo di giugno ecco arrivare la terza edizione del rock pride, un festival supportato anche da noi di Metalarci Webzine, organizzato da gli Essenza (sempre più un punto di riferimento nell'organizzazione di eventi rock metal tra Rock Pride e Spongstock)che sempre con grande passione e professionalità si caricano sulle spalle questo festival, diventato per gli amanti delle sonorità più classic, ormai un appuntamento fisso e irrinunciabile.
La location scelta quest'anno è una graziosa e tranquilla piazzetta di Spongano, a quanto pare ignota a gli abitanti locali (curioso notare che non sia stato l'unico ad avere problemi, chiedendo informazioni) e nonostante l'aver girato in lungo e in largo il paese si arriva poco prima dell'inizio del festival.
Il bill in questione quest'anno propone come headliner i marchigiani Ibridoma, gli Essenza, i baresi Twilight Gate e i Cobra; In apertura invece troviamo due cover band, Master Faster e Il Caos Strisciante, rispettivamente di Metallica e Verdena, scelta discutibilissima e solo in parte giustificabile con l'ormai evidente mancanza di nuove leve.

Dopo un inizio quindi un pò fuori contesto è con i COBRA che entra nel vivo, la band tarantina suona la carica con il proprio hard'n heavy vecchio stampo facendoci finalmente respirare l'atmosfera tipica del Rock Pride, la spiccata presenza scenica del caratteristico singer, supportato da ben 3 chitarre (forse un pò ridondanti) fanno certamente presa su un pubblico già più numeroso e abbastanza disomogeneo. Il repertorio Cobra poggia su pezzi di facile impatto e di grande orecchiabilità, tant'è che il pubblico sembra quasi trascinato a canticchiare i facili anthem rigettati dal palco. Esibizione intensa e convincente.



Setlist:
Black Widow
Metal War
Dark Warrior
Mary's Blood
Lord of Babylon

E' il momento dei Twilight Gate, band barese attiva dal 2008, ma che solo di recente sembra essere arrivata a far parlare di sè. Le aspettative sono alte, del resto sono freschi vincitori del Cold Flames contest, un biglietto da visita niente male (ndr: sono stati anche da poco confermati all'Agglutination) ma già dal primo pezzo si ha la netta sensazione di trovarsi davanti una band di caratura superiore: tecnica ottima, esecuzione impeccabile, presenza scenica da band consumata, un mix assolutamente irresisistibile che coinvolge anche chi, come me, non è particolarmente avvezzo alle sonorità power-prog.
Il sound rimanda a gruppi come Dream Theater e Symphony X, nulla di particolarmente originale, ma ciò che fanno è fatto estremamente bene. Chiusura col botto affidata alla cover di Halloweed be thy name, un classicissimo che mette i brividi anche a gli spettatori più freddi.Nota di merito al cantante, voce cristallina e spiccata teatralità nei movimenti.
Altro trionfo per i Twilight Gate, per chi non li conosceva una scoperta senza dubbio positiva!



Setlist:
Scent of Twilight (Intro)
Fate
Land of the Wiseman
Portrait of the Warlord
Halloweed be thy name ( Iron Maiden cover)

Su gli Essenza c'è rimasto ben poco da dire, l'affiatato storico trio sfodera l'ennesima prova di grande esperienza, col piglio sicuro di chi sa di essere il gruppo più atteso, anche in virtù del fatto di giocare in casa. La scaletta verte ovviamente sull'heavy dei pezzi dell'ultimo full "Devil's breath" senza trascurare però anche il passato di stampo litfibiano, rappresentato da "l'alieno su di noi". Sicuramente appagante per loro vedere la gente che da sotto il palco sa a memoria le loro canzoni e le canta insieme a loro.
i pezzi più coinvolgenti sono proprio a inizio (la bellissima "devil's breath" dai chiari richiami megadeth) e fine esibizione ( "dance of liars"). Speriamo di avere però a breve notizie di nuovi pezzi, "Devil's Breath" inizia a essere datato e c'è bisogno di nuova linfa. Nel frattempo rivedere uno show Essenza è sempre garanzia di soddisfazione.



Setlist:
devil's breath
deep into your eyes
edge of collapsed world
rock 'n' roll blood
l'alieno è su di noi
universe in a box
dance of liars

Dopo gli Essenza, per motivi personali ho dovuto lasciare il concerto, ma per non lasciare il report mutilato dell'esibizione degli Ibridoma vi lascio alle parole del chitarrista Essenza Carlo Rizzello, che ha accettato di concludere per me:

Gli Ibridoma sono l'ultima formazione in scaletta al Rock Pride fest III edizione. La band marchigiana, sotto etichetta SG Records, ha collezionato una lunga serie di live in Italia ed all'estero, ed è reduce da un tour europeo recentissimo in compagnia dei Rhapsody. La band si esibisce in uno spettacolo incentrato su sonorità tipicamente heavy metal, che richiamano in alcuni tratti gli Iron Maiden più classici, ma che in più momenti risultano arricchite da elementi di derivazione più moderna.
Da notare, sicuramente l'ottima prestazione del cantante Christian Bartolacci, dotato di una timbrica versatile e da una considerevole estensione vocale, e l'ottimo lavoro dei chitarristi, capaci di costruire un tappeto sonoro roccioso e melodico allo stesso tempo. Oltre ad una serie di estratti dalla loro discografia, tra cui le ottime "night falling", "i'm not sorry" e la recentissima "night club", la band regala al pubblico, che si lascia coinvolgere caldamente fino all'ultima nota del concerto, una personale versione di "symphony of destruction" dei Megadeth.



Setlist:
Alone in the wind
Night falling
I'm not sorry
Last supper
Seven day of death
Night Club
Symphony of destruction (Megadeth cover)
Page 26

In conclusione il Rock Pride continua a essere un imperdibile appuntamento dell'estate salentina, apprezzato anche al di fuori dei confini locali, come tra l'altro dimostrato anche dalla presenza di gente che da Bari o Taranto ha fatto fior di km per esser lì sotto il palco. Pieno supporto da Metalarci Webzine per il Rock Pride, arrivederci alla prossima edizione!


Torrrmentor
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Recensione THE BURNING DOGMA

The Burning Dogma - Cold Shade Burning
(2012, Autoprodotto)
Thrash/Black Metal

Ah però. Ho ascoltato l'ep dei The Burning Dogma prima di leggere la loro biografia, e mai, mai mi sarei aspettato che si trattasse della loro prima incisione inedita, per giunta autoprodotta.
Trovare una tale alchimia nel songwriting è cosa assai rara, attualmente, in molte band mainstream. Figuriamoci nella zona underground, pullulante di formazioni acerbe ma con pochi nomi degni di nota, perlomeno nel genere di riferimento, il thrash/black.
Sebbene infatti il genere venga definito "death doom metal", io ci ho trovato pochi elementi di entrambi i generi e ascoltando a fondo le cinque tracce dell'EP, mi son venuti alla mente (e con immenso piacere) gli Absu, fra i migliori nomi nel panorama thrash/black. Ci ho trovato un lieve tocco di atmospheric black, ma nulla di vincolante.
Il disco si apre con "Dark horizon approaching", un'intro onirica che trasmette già un senso di disagio e sofferenza, e apre la pista ai successivi tre brani, immensi e coinvolgenti in tutta la loro durata. "The fourth shade", in particolare, è quello che mi ha maggiormente colpito, e che davvero sembra partorito dalla mente di una band con decenni di esperienza. "Cold Shade Burning" si chiude con "The burning town", un'outro eterea e introspettiva, che chiude il sipario su questo brillante EP. La cosa curiosa è che anche a livello di produzione si sono realizzati ottimi risultati, a dimostrazione del fatto che non sono necessari i suoni ultrapomposi (Nuclear Blast?) per lasciare il segno.
Non dò un voto più alto del 7,5 proprio perché non posso equiparare un EP ad un full-lenght: ciò che è bello lascia sempre un po' di amaro in bocca quando finisce presto. Ai The Burning Dogma, però, dò i miei sinceri complimenti, con l'augurio di poter ascoltare a breve anche un full-lenght che sia un degno successore di "Cold Shade Burning".


Voto: 7,5/10

Tracklist:
01) Dark horizon approaching
02) A dogma to burn
03) Her body cold
04) The fourth shade
05) The burning town

Grewon
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Recensione ONICECTOMY

Onicectomy - Drowning for salvation
(2011, COYOTE RECORDS)
Brutal Death

Dopo aver ascoltato il promo, l’intero album Drowning for salvation dei baresi Onicectomy acquista ancora più pregio visto il lavoro di artwork ed impaginazione.
Musicalmente se si cercano melodie, falsetti e cavalcate di miny pony in foreste incantate, consiglio vivamente di cambiare album. Qui si fa metal, del più violento e marcio in circolazione, un sound tra Suffocation e Dying fetus, death brutal di scuola americana con quel pizzico di personalità che rende le band pugliesi del settore una garanzia per gli amanti del genere.
Un intro che serve solo a prepararsi al peggio, ci porta subito a Brain pressure breaking skull ed Burned heart extirpation, proponendo un concentrato di tecnica e violenza inaudite. Il muro sonoro piazzato dai riff è monolitico, una mazzata sonora degna di band ben più navigate, ma già da questi primi due brani ci si rende conto che la tecnica esecutiva e le composizioni muscali dei pezzi ci porgono di fronte ad un livello tecnico alto.
Tears purifying ways of sacriface ed Huma flesh dressing mettono in risalto il timbro vocale, un growl mai troppo cupo e scontato ma piuttosto un timbro dominante che impreziosisce il grande lavoro strumentale dietro ogni pezzo, curato molto anche nei testi, incentrati sui sacrifici umani del popolo azteco, altro punto che fa alzare il livello qualitativo dell’album visto l’ottimo modo in cui è trattato.
Virgin women cannibalistic ritual, è il pezzo che riassume tutto l’album, preciso, veloce, tecnico, violento……insomma perfetto, un pezzo dove tutti i capisaldi del genere vengono interpretati e personalizzati dimostrando quanto, avendone le capacità, si possa rendere ancora più completo un genere così estremo.
I hope you die è un dolce intramezzo per ricaricare le batterie, con un particolare gusto melodico compositivo, trovare un pezzo simile in un album talmente estremo è un’ottima trovata sia a livello compositivo che tecnico esecutivo.
Sins Piercing Impaled Wombs, Falling To The Cannibal Butchery e Drowning For Salvation chiudono questo lavoro con una mazzata nei denti proprio come era cominciato. Incastri ritmici perfetti, un lavoro dietro le pelli che a volte fa addirittura pensare ad una drum machine grazie anche all’incalzante prova del basso a rendere ancora più devastante la sezione ritmica, ed un growl che spazza via tutto, un sound maturo e micidiale che in ogni pezzo di questo Drowning for salvation si è fatto gustare ed apprezzare.
Se dovessi giudicare solo le doti tecniche degli Onicectomy ed il sound che esce fuori da questo Drowning for salvation, sarebbe tutto da promuovere a pieni voti, ma volendo andare oltre, una band così matura a livello compositivo non tenendo conto dell’anagrafe, è un miracolo che in puglia ormai è una costante.
Natron, exhumer, vulvectomy, stilness blade, human slaughterhouse, golem, mutala, onicectomy, necrotorture sono solo alcuni esempi reali di quanto la puglia sia un faro per il metal estremo non solo italiano, ecco perché questo drowning for salvation è un ottimo album che rafforza questo concetto e visto i margini di miglioramento della band prevedo tante soddisfazioni in futuro per questa band.


Voto: 7/10

Tracklist:
1 Brain Pressure Breaking Skull
2 Burned Heart Extirpation
3 Tears Purifying Ways Of Scarifice
4 Huma Flesh Dressing
5 Virgin Women Cannibalistic Ritual
6 I Hope You Die 1:22
7 Sins Piercing Impaled Wombs
8 Falling To The Cannibal Butchery
9 Drowning For Salvation

Furia
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Recensione FURY N' GRACE

Fury n' Grace - Diabolism Of Conversation
(2011, Dragonheart)
Heavy Progressive Metal

Il destino dell'underground italiano è questo: avere potenzialità espressive e capacità compositive senza pari, produrre dischi di indubbio spessore, ma sottostare a ridicole leggi di marketing basato sulla pubblicità televisiva, che decide le vendite e la fama di una band in base a quanto viene sponsorizzata in tv. Questo purtroppo inflaziona i negozi di dischi scadenti, ma per fortuna non penalizza più di tanto la creatività e la voglia di suonare dei musicisti che le palle ce le hanno veramente. Anzi, talvolta è proprio l'underground l'unico modo per esprimere le proprie potenzialità al massimo, senza che una major ti imponga come e cosa suonare.
Questa lunga premessa era doverosa per introdurre il secondo album ufficiale dei Fury n' Grace, bizzarra formazione all'attivo da 18 anni, ma dal passato un po' tormentato: con alcuni sfortunati incidenti finanziari delle precendenti case discografiche, non ha potuto vedere pubblicati i due primi album, rimasti improdotti (ma spero che siano reperibili, in qualche modo, almeno in formato digitale).
"Diabolism of Conversation" è l'ultimo album dei Fury n'Grace, e vede un nome altisonante prendere in mano il ruolo di lead singer: Deathmaster dei DoomSword. Si, esatto proprio lui: l'ugola d'oro dell'epicità italica, col suo timbro profondo e spiccatamente battagliero, in questa situazione si cimenta con un genere piuttosto differente. Lo vediamo infatti destreggiarsi tra i tempi dispari e gli assoli progressivi di quest'originale proposta musicale, per poi ricaricarsi coi tempi epici e martellanti dell'heavy più puro.
Non mi soffermerò su ogni singola traccia, dico solo che l'esperienza sonora di "Diabolism of Conversation" è più che degna di essere assaporata da qualunque ascoltatore: un heavy progressivo oscuro e ipnotico, niente di easy-listening, ma nemmeno nulla di troppo complesso. Chiunque infatti potrà trovarci qualcosa di suo gradimento.
In definitiva, forse non si tratta esattamente di un capolavoro, ma resta comunque un valido e originale lavoro, splendidamente suonato.

Voto: 7,5/10

Tracklist:
01 - Macabro
02 - Diabolism of conversation
03 - Privilege of death
04 - In midnight gardens burns the veil of evening fears
05 - The serpent
06 - The serpent: a mistery planned within me by the sea
07 - Of human details
08 - Architecture
09 - The darkening of a violet plumage
10 - Von der Vermahlung des Salamanders mit der grunen Schlange
11 - Paraphernalia of the mystic meat
12 - Gavotte for the ghosts in the oven


Grewon

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Recensione SEPHIRAH

Sephirah - The Glorious Nihilism
(2011, Autoprodotto)
Death/black

Spesso e volentieri ci si chiede, quando arriva il fatidico momento di recensire qualsivoglia album di genere estremo, se l’autore è più o meno consapevole del titolo che vuole (O vorrebbe…) dare un certo impatto (prima di quello sonoro) al proprio lavoro….Facendo un percorso a ritroso, partiamo dal lato compositivo; in questo caso mi trovo dinanzi l’ennesimo progetto death/black farcito qua e là da qualche tappeto tastieristico a dire il vero poco efficace, salvo episodi discretamente azzeccati quali "Voyage through the realms ov confusion" dove fortunatamente l’amalgama di riffs taglienti accompagnati da una discreta ritmica e da un soddisfacente growling mai impastato anche se a tratti poco incisivo, tiene fedele compagnia alle atmosfere dal suono gelido tipicamente novantiano, con qualche reminiscenza alla sister of mercy dei lavori più tardivi; altro ed ultimo, a mio avviso, episodio degno di nota si riscontra in the rise of awekening, dove emerge in maniera quasi sincera il carattere più diretto e tagliente dell’intero lavoro. Purtroppo le note positive terminano qui, perché dalla terza traccia in poi, inizia un lavoro di copia/incolla che lascia poche speranze, rese, ancor più vane, da quelle fastidiose invasioni di campo determinate dalle tastiere, buttate qua e là per esasperare, se vogliamo, la già precaria struttura compositivo/atmosferica, che ahinoi sembrava essere partita con tutti i buoni propositi. Ora , per non esacerbare ulteriormente gli animi, rimando semplicente gli autori ad andare a trovare il significato kabbalistico di “SEPHIRAH”; una volta scoperto, capirete che cosa c’entra con “THE GLORIOUS NIHILISM”.
BUONA FORTUNA.


Voto: 4/10

Tracklist:
Voyage Through the Realms ov Confusion
The Pulse ov Awakening
New Aeon Rising
Against the Skies
The Call ov Pure Darkness
Real Sun Resurrected
The Glorious Nihilism
Dogma Requiem

Demisteriis78
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Intervista VIOLENTOR

Intervistiamo oggi una delle sorprese più belle del 2011, già recensiti sul nostro blog, i toscanacci VIOLENTOR.

1) Salve ragazzi, iniziamo parlando dei riscostri del vostro debut album omonimo (votato dal sottoscritto come miglior album italiano 2011 nei nostri Top & Flop di fine anno) tirando le somme suppongo che ci sia da essere soddisfatti un bel pò, vi aspettavate pareri così entusiasti?

Ale “Dog” Medici: Molto soddifatti, sapevamo di aver fatto un disco che sarebbe piaciuto agli amanti del genere, del resto da ascoltatori noi stessi lo consideriamo un bel disco.

Rasha:Grazie mille Alex, le somme sono ancora lunghe da tirare. Stiamo lavorando bene e la risposta è molto positiva. I pareri degli altri, positivi o negativi, non ce li aspettiamo fino a che non ce li dicono. Ci concentriamo su altro.


2) Immagino che i paragoni coi Motorhead si siano già sprecati, vero? Ma quali sono le influenze più imprevedibili dei Violentor?

Ale “Dog” Medici: nulla di imprevedibile, siamo metallari vecchia scuola quindi si va sulla NWOBHM, Thrash, punk e crust anni '80!


3) Quanto conta l'attitudine in una band come i Violentor? Com'è il rapporto tra voi componenti?



Ale “Dog” Medici: l'attitudine e' tutto, e va di pari passo con la nostra passione per la musica, siamo quello che siamo al 100%, senza finte apparenze.
Il rapporto tra noi e' perfetto, siamo fratelli, siamo cresciuti insieme, abbiamo iniziato ad ascoltare questa musica insieme quindi condividiamo molte cose nell'ambito musicale.


4) Come riconoscimento al vostro lavoro avete avuto l'opportunità di aprire per leggende della vecchia guardia italiana come Bulldozer, Fingernails e Raw Power. Com'è stato condividere il palco con queste glorie nostrane? Le leggende spaccano ancora il culo alle nuove leve?

Ale “Dog” Medici: E' stato molto bello, molto emozionante anche perchè queste bands ci hanno influenzato sulla composizione dei pezzi del primo e del nuovo disco che uscirà tra poco, nutriamo un grande rispetto per queste bands e loro (sopratutto i Fingernails) sono in gran forma, ma i Violentor spaccano il culo a chiunque!!!

Rasha: E' stato un onore per noi suonare con loro. Siamo tutti della stessa famiglia. Le leggende spaccano il culo. Noi, dalla nostra, cerchiamo di spaccare sempre di più a ogni concerto.


5) Recentemente avete partecipato alla splendida iniziativa di beneficienza in favore dell'Emilia terremotata, che pare aver avuto molto successo. Parlateci di questa bella esperienza

Rasha:E' stato gratificante l'essere stati contattati. Abbiamo avuto occasione di poter prendere parte a un' iniziativa, per noi nuova, che ci portava a dare un piccolo contributo per qualcosa di più grande.


6) L'argomento del momento, anche su Metalarci Webzine, è il cosiddetto "pay to play". Voi Violentor nonostante siate attivi da relativamente poco avete già un curriculum di tutto rispetto, e il tutto in maniera pulita. In un panorama desolante in cui sembra passare il messaggio che solo umilianti compromessi danno visibilità, vogliamo dire che c'è un alternativa onesta? Diteci la vostra su questo tema scottante

Ale “Dog” Medici: l'alternativa al pay to play, c'e', basta fare le cose con un umiltà, se si pensa di fare i soldi con la musica, o lavorare con la musica si parte gia' con il piede sbagliato, la visibilità non si aquista, il pay to play non serve a niente. I veri investimenti che un gruppo deve sostenere sono la produzione dei dischi, il produrre merchandise, fare cassette, magari anche vinili, produrre piu' roba possibile e sbattersi per mandarla in giro, e' chiaro che i soldi ci vogliono, ma la pubblicità e' gratuita oggi giorno sul Web, e c'e' verso pure di rientrare con le spese, c'e' da farsi il culo, e'chiaro, io il mio tempo libero lo dedico esclusivamente ai Violentor, ma e' una passione e lo faccio molto volentieri.


7) Il vostro calendario live è molto fitto, quali saranno i prossimi movimenti e dove vi piacerebbe esportare il sound Violentor?

Ale “Dog” Medici: Sicuramente in Europa, abbiamo stretto un po' di contatti in questo periodo quindi presto vedrete un po' di risultati a tal proposito!
Per ora abbiamo mediamente un paio di date al mese di qui a ottobre.
Abbiamo intenzione di fare un tour di 3 date per la presentazione del nuovo album con varie bands ospiti di cui una band straniera di supporto a novembre


8) In chiave studio invece è presto per iniziare a pensare al capitolo successivo o siete già proiettati in ottica nuovo album?

Ale “Dog” Medici: Siamo gia' in studio, il nuovo album uscirà a Novembre, sempre per la messicana EBM Records!


9) La Toscana si conferma un serbatoio importante della scena italica, come facemmo anche per i vostri conterranei Devastator, parlateci in toscano della situazione metal della vostra regione

Ale “Dog” Medici: Diahane che cazzo ti devo di', noi toscani siamo immeglio!


10) L'intervista si conclude qui, vi faccio un grande in bocca al lupo per il futuro,grazie della dispobilità, chiudete come meglio credete

Ale “Dog” Medici: UH!


Torrrmentor
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lunedì 18 giugno 2012

Recensione SILENCE OATH

Silence Oath - Beneath A Bleeding Sky
(2010, Autoprodotto)
Symphonic Black Metal

Capita spesso nel black metal di trovarsi a che fare con band composte da soli due elementi, o addirittura di one-man band (come in questo caso), dove un unico componente compone e registra tutte le musiche e le parti vocali. I risultati non sono sempre eccelsi, perché a mio avviso le personalità diverse dei musicisti rappresentano un fattore fondamentale per il carattere degli album. E' altrettanto vero, tuttavia, che se il lavoro è compiuto da una sola persona risulta poi essere più compatto e definito, con un mood costante nel corso del suo svolgimento.
Fatto questo preambolo, mi accingo ad analizzare la fatica della one-man-band dal nome Silence Oath, intitolata "Beneath a Bleeding Sky" e risalente al 2010. Il genere di riferimento è il symphonic black metal, ma per quelli fra voi che subito penseranno ai Dimmu Borgir, la direzione sonora è ben diversa: niente ovazioni pompose e ricche di effetti scenici (che a mio avviso mal si accostano col black metal), niente testi dichiaratamente satanici, e in generale ben pochi riferimenti alla band norvegese. Uno di questi può essere l'utilizzo delle clean vocals, con una modalità che in diverse occasioni mi ha ricordato il leggendario Vortex.
Ad ogni modo, i brani qui sono più grezzi e veloci, con una buona attitudine melodica che si incastra in maniera pregevole ai ritmi tirati così come a quelli più andanti e riflessivi. La batteria, come per molte one-man-band, è formata da ritmi ottenuti con la drum machine: precisi e impeccabili, ma che purtroppo mancano di personalità e originalità. Ciò non penalizza tuttavia il disco, che spicca per un'ottimo utilizzo della chitarra e della tastiera. In "Beneath a Bleeding Sky" si alternano varie fasi di aggressività, a tratti più "controllata" e a tratti lasciata libera, a briglie sciolte. A mio avviso sono proprio le parti più aggressive quelle realizzate in maniera migliore. Forse proprio per il fatto che non si dispone dei mezzi "Nuclearblastiani", e pertanto si è più convincenti nelle sezioni in cui la mancanza di superproduzioni si avverte di meno.
Sommariamente, il quest'album targato Silence Oath, sebbene non aggiunga molta roba nuova sotto il sole, si difende comunque più che bene ed è decisamente in grado di regalare momenti di goduria sonora agli amanti del black metal melodico e sinfonico.

Voto: 7/10

Tracklist:
01 - The rite
02 - Uninvited presence
03 - I am the Legion
04 - Forgotten graves
05 - Queen of the dark secrets
06 - The circle
07 - A cursed omen
08 - Beneath a bleeding sky
09 - Beyond the shadows of the Winter



Grewon
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Recensione BRETUS

Bretus - In Onirica
(2012, Arx Production)
Heavy Metal/Doom/Alternative/Psychedelic


Ascoltare un album fuori dalle righe, difficile da catalogare in un genere ben definito è generalmente un piacere per chi lo ascolta: l'originalità è sempre un qualcosa di positivo in un album. Oddio, nel caso del primo full-lenght dei Bretus, intitolato "In Onirica" non si parla esattamente di originalità: la band infatti appare come un'erede dei grandi Alice In Chains, che coi loro ritmi cadenzati, i suoni distorti e le chitarre scordate hanno entusiasmato moltitudini di persone, negli Stati Uniti più che in Italia. L'originalità del lavoro dei Bretus non sta quindi nella proposta in sé quanto nelle varie contaminazioni, le quali donano al disco una freschezza non indifferente e lo rendono un prodotto unico e inconfondibile.
Le varie influenze sono accostabili al doom dei Candlemass o al progressive tetro e gotico dei penultimi Opeth (quelli di Ghost Reveries e Watershed, per intenderci), ma se ne distanziano per una forte componente psichedelica, a tratti totalmente acustica e a tratti accompagnata dalla tastiera.
Strumentalmente ci troviamo su buoni livelli e anche la produzione è più che discreta, per quanto il genere suonato non necessiti poi di suoni troppo pomposi e puliti. Il timbro vocale del cantante si sposa bene al contesto sonoro, tuttavia la sua pronuncia inglese è ben lungi dall'essere perfetta e in molti punti lascia a desiderare (d'accordo, è una pignoleria, ma è una questione di cui tener presente soprattutto se si mira al mercato estero).
Sostanzialmente si tratta di un'ottima prova per i Bretus, considerando che si tratta di un debut album. Nel complesso "In Onirica" è un prodotto sommariamente discreto, con molte frecce al suo arco ma che in alcuni punti risulta ridondante e in altri sia penalizzato dalla pronuncia inglese non sempre all'altezza, fortunatamente compensata dalla particolarità canora.
Se amate le sonorità care agli Alice In Chains, vale davvero la pena di acquistarlo. E' un bel disco e non delude di certo le aspettative.

Voto: 6,5/10

Tracklist:
01) Insomnia
02) The dawn bleeds
03) Down in the hollow
04) Leaves of grass
05) Escape
06) Forest of pain
07) The black sheep

Contatti:
http://www.myspace.com/bretus64
http://www.facebook.com/pages/Bretus-doom



Grewon
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Recensione 7 BLACK NOTES

7 BLACK NOTES - 7 BLACK NOTES
(2012, Autoprodotto)
Hardcore

Avete un momento di pausa? Se non lo avete prendetevelo e ascoltate lp di debutto dei 7 Black Notes. Il disco è composto di 7 tracce di puro hardcore senza fronzoli, la durata è di una ventina di minuti e i brani sono estremamente coinvolgenti e ben costruiti; Voglio segnalare la presenza di brani come “Memento Mori” che con il suo ritornello echeggia nella testa anche dopo la conclusione dell’lp e la granitica “7 Black Notes” che lascia in bocca il sapore delle botte prese in un pogo. Le influenze sono quelle dei gruppi piu classici della storia dell’hardcore e delle volte è gradevole riscontrare dei richiami allo stile degli italianissimi PAYBACK e PLAKKAGGIO HC. In conclusione prendendo spunto dal titolo di una canzone del quartetto è impossibile rimanere sordi a quello che vogliono comunicarci e non ci resta che augurargli un grande in bocca al lupo per il loro futuro.Consigliatissimi!

LP è disponibile in Free Download:
http://7blacknoteshc.blogspot.it/

Voto: 7/10

Tracklist:
1 Stay Away From Me
2 Deft To What They Say
3 Memento Mori
4 Escape
5 Seven Black Notes
6 Runnin’ Against The Time
7 Let Me Live



Vicustrodden
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Recensione BURNING NITRUM

Burning Nitrum - Pyromania
(2012, Autoprodotto)
Thrash

Pyromania è l'opera prima dei Burning Nitrum, 5 ragazzi del barese, che a giudicare dalla foto all'interno del disco sembrano cresciuti con i sacri valori del thrash old school, tant'è che tra magliette e toppe troviamo degli omaggi a gente del calibro di Sacred Reich, Nuclear Assault, Overkill, Dark Angel e Death Angel.
Tutto molto bello e tutto molto in stile '80, ma un pò di perplessità è più che lecita constatando che nessuno dei 5 componenti ha nemmeno sfiorato gli anni 80, trattasi infatti di ragazzi tra i 16 e 18 anni.
A questo punto per chi non conoscesse il gruppo sarebbe naturale lasciarsi andare a pre-concetti o a considerazioni di "nonnismo, aspettandosi il solito demo acerbissimo, ma basta schiacciare play e questi dannati "mocciosi" fan capire di far mangiare la povere a tanta gente ben più esperta.
I 5 pezzi di cui si compone questo "Pyromania" sembrano essere stati partoriti in qualche garage californiano di fine anni 80 tanto è marcato il profumo di old school, complice anche una produzione grezza e imperfetta che di certo non dispiace ai thrashers di vecchia data.
Semplici, efficaci e diretti i Burning Nitrum ci sbattono questi 21 minuti di thrash in cui rimandano ai Razor di "Custom Killing" con rasoiate di riff, assoli al fulmicotone e tupa-tupa a raffica.
I pezzi sono freschi e ben strutturati, già a partire dalla strumentale "Enter the Fire" (ottimo qui il lavoro delle chitarre), "Thrash Time" e "Old School Anthem" come si capisce anche dai titoli sono invece delle classicissime cavalcate di thrash intransigente e oltranzista, in "Death is upon you" è invece più in evidenza la voce, assai particolare che ricorda la "controversa" timbrica di Mem Von Stein degli Exumer, non per tutti quindi, ma che però soprattutto in questo pezzo si incastra molto bene.
La perla dell'ep è senz'altro la titletrack, a chiusura, più elaborata rispetto ai brani precedenti, in cui si fa spazio anche qualche momento breve estratto melodico a spezzare il tutto.
L'unico dettaglio assolutamente stonato riguarda l'artwork, un pò troppo freddo e "moderno",oltre che anonimo, soprattutto se contestualizzato con le atmosfere retrò dell'Ep.
Nel complesso si può tranquillamente affermare che con questo EP i Burning Nitrum hanno tirato fuori il massimo dalle loro capacità, per un risultato veramente soddisfacente soprattutto alla luce della giovanissima età e dall'instabilità della line up che ha tormentato il gruppo (a questo proposito un paluso va al singer fondatore per non essersi lasciato scoraggiare da ciò, tenendo duro fino all'ultimo).
Considerati i margini di miglioramento questi 5 ragazzi c'è da aspettarsi grandi cose, l'importante è rimanere per terra e non montarsi la testa altrimenti è facile bruciarsi (tanto per restare in tema col titolo dell'ep).
Per quanto riguarda il voto, per mia coerenza, non dò voti troppo alti per un demo/ep perchè li reputo solo un"antipasto" di ciò che la band può offrire, le premesse per l'album sono però davvero incoraggianti.


Voto: 7/10

Tracklist:
1 Enter the Fire
2 Thrash time
3 Death is upon you
4 Old school anthem
5 Pyromania

Contatti:
www.facebook.com/BurningNitrum


Torrrmentor
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Recensione BLACK TRENCH ALLIANCE

Black Trench Alliance - EXM93 / SPECULUM MORTIS
(2012, VOMIT ARCANUS PRODUCTION)
Black/thrash

Split dalle tinte black thrash metal questo Black trench alliance, che vede unire le fatiche musicali di due band lombarde come Exm93 e Speculum mortis, che per chi segue la scena non sono affatto sconosciute, e finalmente dopo un silenzio a mio avviso troppo lungo tornano nel modo migliore.
Partono gli Exm93, e già l'intro di Per gli eroi dimenticati fà ben capire quanto belligeranti saranno i loro 4 pezzi,
Firstline infatti, parte dipanando tutta la sua fredda violenza, sound molto caro a Venom, Marduk ed i nostrani Necrodeath dei primi album, per capire di fronte a cosa ci troviamo, riff gelidi e veloci perfettamente incastrati in una sessione ritmica marziale e senza sbavature.
Operation apocalypse seppur con una piccola apertura melodica ad un appena accennato coro, puntualizza le linee guida di quest'album, black thrash puro, senza influenze, fronzoli e melodie varie solo cattiveria, ferocia e velocità, senza particolari virtuosismi tecnici ma suonato ed interpretato in modo ottimo.
Mortuarium chiude la prova degli Exm93 nell'ottimo modo in cui l'aveva cominciata, groove old school incastrato perfettamente in tutte le sue fasi, con una prova di screaming che va ad impreziosire l'ottimo lavoro stilistico.
Gli speculum mortis invece partono con Prossima la diserzione facendo notare la tematica incentrata sul primo conflitto mondiale nei loro 4 pezzi.
Dopo il grido avanti savoia infatti L'ardito va all'assalto con 25 bombe, attesta il sound su un black old school di scuola norvegese stavolta, i richiami anche un po' folk nel limite del possibile a primi satirycon e darkthrone sono chiari, ma da questi pezzi esce un sound compatto caratterizzato dal cantato, che secondo me rappresenta la particolarità della band.
La sagra della mietitura e Cime e trincee chiudono i 4 pezzi senza sbavature ed esaltazioni varie, ci troviamo di fronte a pezzi old school, che già per la propria appartenenza impongono rigidi canoni d'interpretazione, quindi mi baso su quanto faccia fede al sound originale per definire ottimi questi 4 pezzi, sia per interpretazione che per costruzione sonora, riff incalzanti splendidamente supportati da un ottimo lavoro basso-batteria, in tutti e 4 i pezzi la metrica risulta sempre ottima e valore aggiunto del pezzo stesso, senza nulla togliere alla ferocia intrinseca di ogni brano.

Split di black thrash old school per gli amanti del nero metallo dunque, per le dinamiche di questo genere, come sempre dico, lo puo' apprezzare solo chi lo conosce, gli altri lo liquiderebbero con sufficienza, ed invece questo split merita una certa attenzione.
Dalle tematiche, al tipo di registrazione, alla metrica compositiva tutto è perfettamente incastrato per la buona riuscita del sound.
Ritengo questo split la prova che il nero metallo underground lombardo è vivo e vegeto.


Voto: 6,5

Tracklist:
EXM93
1 PER GLI EROI DIMENTICATI
2 FIRSTLINE
3 OPERATION APOCALYPSE
4 MORTUARIUM
SPECULUM MORTIS
5 PROSSIMA LA DISERZIONE ARTICOLO 92 DECIMAZIONE
6 L'ARDITO VA ALL'ASSALTO CON 25 BOMBE E 25 BOMBE SONO 500 TOMBE
7 LA SAGRA DELLA MIETITURA
8 CIME E TRINCEE


Furia
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lunedì 21 maggio 2012

BASTA CON IL "PAY TO PLAY" !

L'associazione culturale Metalarci, nasce con il chiaro intento di incentivare la crescita di un underground ricco di potenzialità ma troppo spesso poco sfruttato.

Partendo da questo presupposto negli anni, si è impegnata ad istituire mezzi reali per agevolare e facilitare questo processo, come il Vulgar fest e Metalarci webzine.

Il metro di misura della scelta delle band nei bill del Vulgar fest è costituito dalla qualità artistico attitudinali della band, mentre la trasparenza e professionalità dei recensori di Metalarci webzine è data da conoscenza personale e affidabilità.

Il sudore e la personalità sono il miglior biglietto da visita.

Non essendo un'associazione profit e non avendo utili da raggiungere a scapito dell'underground, METALARCI PRENDE UNA POSIZIONE NETTA CONTRO IL PARENTALISMO E LO SCANDALOSO "PAY TO PLAY" CHE DILAGA COME CRITERIO DI SCELTA NEL BILL DI ALCUNI EVENTI.

Metalarci esiste solo nell'underground e per l'underground, e non sarà complice di questi vili comportamenti.

Per tanto, quest'associazione sia come webzine che come organizzazione di eventi NON DARA' NESSUN SUPPORTO DI VISIBILITA' SUI PROPRI PORTALI A FESTIVAL E BANDS CHE INCENTIVANO QUESTO MECCANISMO CHE DI FATTO UCCIDE LA SCENA.

Metalarci Webzine si prende quindi il diritto di rifiutare una richiesta di recensione o di report qualora si ritiene provenga da simili soggetti.

Questo provvedimento è da ritenersi retroattivo, quindi verranno cancellate a giorni dalla webzine anche le recensioni precedentemente pubblicate riguardo tali bands,AL FINE DI CONSIDERARLE NON ESISTENTI.

Tutti coloro che verranno rigettati possono al massimo patteggiare una recensione dietro pagamento in natura ( visto che di fatte il culo lo date già via) perchè se siete abituati a pagare per suonare è giusto che vi abituiate a farlo per qualsiasi forma di pubblicità.

Un sistema che nasce per danneggiare l'underground non può far eticamente parte dei principi di Metalarci, e quindi prendiamo nettamente le distanze, con la speranza che anche altre webzine amiche ci seguino.

SUPPORTARE L' UNDERGROUND E' UN DOVERE, PERCHE' SOLO L'UNDERGROUND E' AUTENTICO

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martedì 8 maggio 2012

Recensione PRIPJAT

Pripjat - Liquidators
(2012, Unsigned)
Thrash Metal

I Pripjat nascono a Colonia (Germania) nel 2011 dall’incontro di Kirill ed Eugen, entrambi di provenienza ucraina e nati a Kiew; amanti del thrash metal old school, i due decidono di formare una band riuscendo a completarsi con gli arrivi di Michael al basso e Yannik alla batteria.
Il nome della formazione consiste nello spelling alternativo per Prypiat, la città fantasma ucraina costruita nel ’70 e adiacente alla vecchia centrale di Chernobyl: a seguito del più grave incidente nucleare a cui la storia umana abbia mai assistito, é rimasta abbandonata e disabitata dall’86.
La prima canzone, intitolata “Liquidators”, é per l’appunto dedicata a coloro che, pur di salvare la popolazione, sacrificarono la propria vita per cercare di contrastare il tremendo disastro.
Devo ammettere che, prima di iniziare ad ascoltare il loro lavoro, non avrei mai pensato che la demo di questa band potesse essere di così grande riuscita; invece la traccia si apre sin da subito con riff micidiali che si susseguono uno dietro l’altro e, da esperto del genere, mi sento di dire che il quartetto per quanto riguarda il “thrash old school” ha le idee parecchio chiare; anche le vocals sono, per gli amanti del genere, un qualcosa di davvero apprezzabile (ricordando un mix fra la voce di Angelripper dei Sodom e Foresta dei Municipal Waste).
La seconda traccia, intitolata “Born To Hate”, si apre con un intro melodico davvero apprezzabile e mostra riff altrettanto efficaci che, come molti della demo, mostrano influenze tipiche della scena thrash tedesca (Sodom e Kreator in primo luogo) con quel ché di Slayer che in una band di thrash metal spinto non potrebbe mai mancare.
Anche il terzo brano, come gli altri due, é alle mie orecchie perfetto: “Toxic” é anch’essa spinta e, a causa delle ritmiche di chitarra perfette per il genere, é certamente in grado di guadagnare l’apprezzamento dei thrashers.
L’ultimo pezzo, intitolato “Acid Rain”, mostra ancora una volta riff davvero eccezionali e di grande fattura ma, rispetto agli altri, é forse l’unico che presenta una piccola (e per carità non grave) lacuna: sebbene la voce resti sempre ottima la traccia vocale é, in un paio di punti, non adatta al brano e da rivedere (motivo per cui il mio voto finale non sarà anche superiore a quello dato).
Che dire, mentre nel nuovo millennio il thrash metal del nostro paese é al suo massimo apice (e parlo sia della quantità che della qualità delle band) nella fredda Germania si stenta un po’, e le band son davvero poche… ma se quelle poche che possiedono fossero tutte come questi Pripjat!!

Voto: 9/10

Tracklist:
01 – Liquidators
02 – Born To Hate
03 – Toxic
04 – Acid Rain

Contatti:
http://www.facebook.com/PripjatBand


Dave
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