lunedì 24 gennaio 2011

Recensione - MIDNIGHT MADNESS


MIDNIGHT MADNESS - From Ashes To Madness
(2010, Autoprodotto)

I Midnight Madness sono una band Heavy Metal di Napoli,  e da poco è uscito il loro primo cd autoprodotto dal titolo From Ashes To Madness. Le 11 tracce che lo compongono sono fortemente “eighties”, e lo sanno bene i cinque componenti del gruppo, almeno nello spirito.
E’ vero che il cantato del vocalist Michele Colangelo, dotato di un’ottima estensione vocale, richiama (intensionalmente o meno) quel Bruce Dickinson che ha fatto da scuola a tanti singer metallari, ma gli anni ottanta sono passati da un pezzo e restano solo nello spirito e nelle sonorità. Diverso infatti è il discorso per quanto riguarda la struttura dei pezzi, delle scelte compositive soprattutto a livello di armonia.
I Midnight Madness possono contare su una buona vena e i pezzi non sono così scontati come ci si potrebbe aspettare sapendo le premesse (o promesse) di Heavy ottantiano.
Merita una sottolineatura, quindi, la cura compositiva, oltre alla succitata prova vocale davvero notevole (a voler proprio cercare il pelo nell’uovo ci voleva un po’ più di cura nei cori…).
Discorso diverso per alcuni aspetti tipici dei cd autoprodotti.
Cominciamo dalle chitarre (soprattutto ritmiche) che risultano un po’ “piatte” sia come suono che come presenza. Naturalmente tutto sta al gusto del musicista, è probabile che siano state volutamente registrate così, ma all’orecchio dell’ascoltatore risultano dei power chord che muoiono troppo presto (manca un po’ di coda) e, provo ad azzardare, manca il “suono della valvola”. Inoltre le avrei alzate un poco. Insomma, un po’ di piattezza, ma che non pregiudica comunque la buona prova di Eduardo Iannaccone e Pietro La Tegola alle chitarre.
Basso e batteria (rispettivamente Vincenzo La Tegola e Dario Marchetti) sono solidi ed efficaci, non perdono un colpo.
Insomma, i cinque formano un bel combo, e From Ashes To Madness suona davvero bene per essere un cd autoprodotto. Come già detto non deve ingannare l’etichetta di band Heavy ottantiana che loro stessi si sono cuciti addosso, perché se a tratti l’influenza degli Iron Maiden e simili è molto marcata, comunque poi sono riusciti a dare un’impronta personale (sempre a livello compositivo) ai loro pezzi, e questo non può essere che positivo.
La speranza è riescano a ritagliarsi uno spazio nella scena musicale e che abbiano la possibilità di registrare un album con la produzione adeguata. In bocca al lupo, ragazzi!

The Rock Child

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